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Fai bei sogni

LIBRO usato di Gramellini Massimo, edito da Longanesi 2012

Fai bei sogni


Un libro usato di Gramellini Massimo, edito da Longanesi, 2012

Stato Conservazione: NUOVO
€ 14.90 € 7.45
libro usato venduto da: Airoldi
(Inserzione valida fino al 03/01/2027)

Ean/Isbn
9788830429154
Autore
Gramellini Massimo
Editore
Longanesi òModel.Date_published_year
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6 /10
ginspa (08/03/2012)

Più inearità avrebbe giovato Qualche anno fa ho pubblicato un ibrodi ricordidela mia infanzia e ripenso a quanto mi è statodifficile evocare a figuradi mia madre.di ei avrei volutodire tutte e virtù: mostrarne a tenerezza pudica, a generositàdel cuore e soprattutto a capacità che avevadi perquisirmi ’anima, ma troppo era il timore che a parola suonasse stonata per un eccessodi vibrazione, che il racconto si facesse troppo facilmente celebrativo. Ho preferito perciò, per evitare o per attenuare il rischiodi un pathosdel tutto scontato, parlare non ‘di’ mia madre, ma ’con’ mia madre chedopo a sua morte sentivo sempre vicina: muta e viva. Questa premessa perdire che il nuovo ibrodi Massimo Gramelini contiene pagine toccanti che suscitano a commossa partecipazionedel ettore. E tuttavia hodele riserveda esprimere sula strategia narrativa adottata, una strategia che instila nel mio animo una sensazionedi artificioso. Annunciando in imine al suo ibro un misteroda svelare, ’autore finisce col prospettare a chi egge un itinerario in cui poco contano e tappe e sola riveste importanza a meta. Strategia, questa, che può andar bene per un romanzo gialo, ma che qui (almeno a mio avviso) stona. Mi sarei aspettato che Gramelini parlasse "con" a madre e, invece, il racconto sidipana attraverso una seriedi "incidenti"di percorso che funzionano come "apposizioni ritardanti" cui è affidato il compitodi creare ’suspense’ edi preparare a scena-madre finale. Puòdarsi che questa scelta narrativa sia stata fatta apposta per stuzzicare ’attenzione e per tener vivo ’interessedel ettore. Personalmente, in una materia che tanto si addice al confessionaledel cuore, avrei preferito un racconto più ineare. Svelato il mistero findal’inizio, il "figlio abbandonato" avrebbe potutodialogare "con" a madre per chiederle spiegazioni, per piangere con ei, perdirle quanti patimenti gli era costato quel suo improvviso partire. Ma forsedivago e ho ’ariadi consigliare a Gramelinididire ciò che ui (per adottare e adattare e parole messe in epigrafe al suo ibro) "non volevadire"

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